martedì 13 dicembre 2016

Le Piante Carnivore Si Nutrono Di Piccole Prede E Non Di Uomini



Le piante carnivore, nei secoli passati,  sono state spesso oggetto di racconti avventurosi degli esploratori che ritornavano dai Tropici, accennando a volte, in maniera del tutto esagerata e fantasiosa, a piante carnivore capaci addirittura di ghermire anche una grossa preda come l’uomo.

Piante di questo genere, naturalmente, esistono solo nel regno della fantasia ed è tempo di sfatare questo mito. Del resto però, non occorre andare in paesi lontani per incontrare piante carnivore, per la cui sopravvivenza non è sufficiente l’attività fotosintetica delle foglie. Le prede di cui esse si nutrono, però, sono molto piccole: si tratta di mosche e di altri piccoli animaletti, per cui sarebbe più onesto, forse, parlare di piante insettivore

Queste piante vivono, in genere, in ambienti un po’ particolari, come le torbiere, dove l’acqua non manca di certo, ma il terreno è povero, tant’è vero che poche specie vegetali vi riescono ad attecchire e sopravvivere. In particolare, quei terreni sono poveri di sostanze azotate e le piante insettivore se le procurano proprio nutrendosi di piccole prede! Ma come fanno a impadronirsene?
La pianta, naturalmente, è legata al suolo, per cui deve utilizzare delle trappole, che non sono altro se non foglie modificate. Ce ne sono, peraltro, di tipi differenti. La drosera (foto in alto), per esempio, possiede delle foglie piccine, all’apparenza innocue, ma ricoperte di enormi peli vischiosi. Su questi peli rimane appiccicato ogni insetto che per distrazione vi si sia avventurato sopra. Se si tratta di una creatura abbastanza piccola e delicata, non riuscirà più a liberarsi e la pianta emetterà dei succhi digestivi che scioglieranno i tessuti della preda, così da poterli assorbire.
Diversa è la trappola della dionea, simile ad una tagliola. La foglia, infatti, è circondata tutt’attorno da lunghe spine e può richiudersi su se stessa, quando un insetto vi si posa sopra: le spine dei due lati si incastrano tra di loro, formando una gabbia da cui la preda non potrà più scappare. La foglia tornerà infatti a distendersi solo a pasto avvenuto.
Vi sono infine le nepenti e le sarracenie, le cui foglie hanno l’aspetto dei recipienti, con di coperchietto che si alza e si abbassa per imprigionare l’incauto insetto. Sono le più vistose fra tutte, dal momento che le loro trappole possono raggiungere una lunghezza di venti centimetri. Ma le possiamo vedere solo all’orto botanico, essendo piante tropicali.

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