lunedì 15 aprile 2013

Ma Chi Sono E Cosa Vogliono Dirci I Writers?


 
Si muove nell’ombra, tra i vagoni ferroviari o tra gli edifici abbandonati. Sempre, rigorosamente, solo. Tira fuori la bomboletta spray che tiene nello zaino e comincia a disegnare il suo mondo a colori. E’ la notte tipica di un writer, cioè di un artista di strada: uno di quelli che lascia la sua firma sui muri della città.
 

Una moda che nasce a New York, nei mitici e burrascosi anni ’60. Il primo ‘street artist’ si chiamava Julio. Era un ragazzo della 204 strada che un giorno ha cominciato a scrivere il suo nome sulle pareti e sulle vetture della metropolitana. In breve i writer americani sono diventati centinaia, poi migliaia in tutto il mondo, pronti a scrivere il tag, ossia il loro soprannome, ovunque.
Una moda che negli anni ’80, si è subito trovata d’accordo con l’Hip Hop, a ritmo di break dance e rap. Per alcuni membri delle gang giovanili dipingere sui muri serviva per delineare il loro territorio. Altri, invece, lo consideravano semplicemente un mezzo per scrivere dediche o insulti. In entrambi i casi era un modo per esprimersi.
Un istinto primordiale e rivoluzionario, che in breve è diventato il codice dei giovani di tutto il mondo, il sistema per comunicare stimoli e dissenso, ideali e progetti, ma senza legarsi ai metodi tradizionali. “Guai a chi ci costringe in una galleria d’arte, noi lavoriamo nella notte, con il freddo e la paura di essere scoperti. L’emozione di dipingere sui treni non la puoi ricreare”. E’ così che si definisce il vero writer, convinto che l’illegalità sia l’unica via per esprimersi liberamente.
 
I graffitari studiano le lettere dell’alfabeto e ne tirano fuori una forma originale, che diventa il loro logo e rappresenta la loro identità. Non lo cambieranno per tutta la vita. Con quel nomignolo che li distingue da tutti gli altri firmano ampie zone della città: in questo modo vogliono appropriarsi degli spazi urbani, dare un volto alle strade e ai palazzi.
La prima regola del writer  “mai scrivere sopra il nome di un altro o copiare il suo marchio di fabbrica”. Si rischia l’esclusione dal gruppo di appartenenza, oppure il crossing over, cioè tutti gli altri cancellino il tuo tag dai muri, scrivendoci sopra.
Il writer gioca con la forma delle lettere, ne crea di nuove, talvolta illeggibili per l’occhio inesperto. L’importante è ottenere uno stile unico e riconoscibile. Lo scopo è quello del getting up, ossia raggiungere la fama, emergere e venir fuori rispetto agli alti coetanei: di notte vai a firmare nei luoghi più inaccessibili e pericolosi della città, e il giorno dopo tutti possono ammirare la tua impresa.
Per un writer conta molto la forma, ma anche il dimensione e il colore del tag. Una scritta enorme o ben colorata è il top per i disegnatori della notte! Per ottenere risultati sempre più grandiosi gli street artist inventano ogni giorno tecniche nuove: ad esempio le classiche bombolette di vernice producono effetti diversi se si cambia il cappuccio originale con quello dell’appretto o della schiuma da barba.
 
Il luogo per eccellenza dell’aerosol art, come viene chiamata in gergo la tecnica dei murales, sono i treni. Quale miglior modo per far muovere le ‘firme’ in tutta la città o anche in altri paesi, correndo sui binari che sono un enorme sistema di comunicazione, capace di collegare i writers di diversi quartieri città, regioni… Le scritte, inoltre, sono valorizzate dal movimento e i colori risultano più brillanti sulle lamiere dei vagoni, rispetto ai mattoni o al cemento.
 
Il popolo dei writers è diventato numeroso , al punto che gli artisti di strada hanno cominciato ad usare simboli nuovi, i numeri affiancati alle lettere, disegni di animali, occhi, nuvole. Soprattutto si è diffuso il contorno colorato intorno alle firme, il cosiddetto outline, per aumentare lo spessore. Terminate le lamiere dei treni, i writer hanno cominciato a disegniare (o graffiare) i finestrini dei convogli (scratch tag). La gara a chi è più originale è ricominciata, più forte di prima, e prosegue a colpi di lettere gommose (softie), stelle, cerchi, frecce, sfumature, gocce sottili ed effetti tridimensionali.
Sono questi i fondamentali dello stile e del linguaggio visivo dei murales di nuova generazione.

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