mercoledì 10 aprile 2013

La Grotta Di Altamira: Una Galleria D’Arte Preistorica


Nel 1879, nella torrida estate della Spagna del Nord, don Marcelino Sanz de Sautuola, un nobile spagnolo appassionato di archeologia, stava cercando resti preistorici nella grotta di Altamira, insieme alla figlia dodicenne Maria. Un cacciatore aveva per caso scoperto la caverna nel 1868, e Sautuola, visitandola sette anni dopo, vi aveva trovato alcune interessanti selci e ossa di animali.
Questa volta, invece, lo aspettava una scoperta così straordinaria che ci sarebbero voluti vent’anni prima che gli studiosi ne accettassero l’autenticità.
 

Mentre scavava presso l’ingresso della grotta, a un tratto udì un grido. Maria, che si era addentrata nella buia caverna, lo chiamava perché andasse a vedere i toros!
Sautuola accorse e trovò la figlia in un recesso della grotta, dal tetto così basso che dovette entrarvi a carponi. Lì, alla luce tremolante delle lanterne, scorse incredulo la sagoma di un bisonte dipinto sul soffitto. 
Man mano che il suo sguardo correva lungo la strana volta di roccia ondulata, gli si presentavano sempre nuovi animali, rossi, marroni, gialli e neri, quasi fossero stati svegliati dal loro sonno millenario. Un’autentica galleria d’arte preistorica.
Sautuola stava ammirando le eleganti, vivaci immagini dipinte tredicimila anni prima dagli artisti dell’Età della Pietra. Ma quando la sua scoperta fu resa pubblica, la maggior parte degli studiosi negò che le pitture potessero essere antiche di migliaia di anni, come sosteneva Sautuola.
Nulla di simile era mai stato trovato in precedenza, e non sembrava credibile che gli uomini dell’Età della Pietra avessero creato qualcosa di così sofisticato. Solamente nei primi anni del ‘900, dopo la scoperta di altri dipinti parietali in caverne della Francia sudoccidentale e dei Pirenei, gli esperti cambiarono idea e Altamira fu riconosciuta come una delle più importanti grotte dipinte preistoriche.

 
La grotta di Altamira, è una lunga, tortuosa caverna che si inoltra per quasi trecento metri nel fianco della collina, restringendosi sempre più, per terminare in una bassa, angusta ‘coda’, dove bisogna camminare a carponi. Dall’ingresso all’estremità, le pareti sono decorate con numerosi graffiti e disegni di animali, soprattutto bisonti, cerci, cinghiali e stambecchi, oltre a diversi enigmatici simboli astratti e ad impronte di mani umane, realizzate soffiando il colore attraverso una canna, attorno alla mano appoggiata al muro.
 
Ma la parte più interessante di Altamira è la Sala Dipinta, dove Maria aveva visto i toros. In questa camera, sulla sinistra subito dopo l’ingresso, il pavimento è stato abbassato in modo da poter ammirare i dipinti in tutto il loro splendore. Il soffitto, lungo diciotto metri e largo nove, è animato dalle immagini di venticinque animali, soprattutto bisonti, con tre cinghiali, tre cervi, due cavalli e un lupo. Alcuni ritengono che le figure formino un’unica grande opera d’arte, raffigurante una caccia al bisonte.
 
Molte figure furono dipinte sopra immagini rosse e nere più antiche, che vennero lasciate come base, in modo da conferire alle aggiunte successive una maggior compattezza. La forza e la vitalità degli animali risultano brillantemente esaltate grazie all’ingegnosità degli artisti primitivi, che approfittarono delle ondulazioni naturali della pietra per creare un effetto di plasticità. Dipinsero le teste e i corpi sfruttando le sporgenze e le rientranze della roccia.
I colori erano ricavati da pigmenti naturali, come l’ocra, l’ematite e il manganese, da cui si ottenevano diverse sfumature di rosso, marrone, giallo e nero, ma non, a quanto pare, blu o verde. I pigmenti venivano ridotti in polvere e probabilmente mescolati con un legante, forse grasso animale, per renderli pastosi. Gli artisti li applicavano poi alle pareti e al soffitto della grotta con le dita, o forse servendosi di pennelli fatti di peli, muschio, piume o stecchi.
 
Oggi si pensa che le pitture parietali avessero una funzione importante, forse rituale o cerimoniale, nella vita delle popolazioni dell’Età della Pietra, ad Altamira come altrove. Secondo l’abate Breuil, un grande studioso francese, le immagini di animali costituirebbero un esempio della cosiddetta ‘magia venatoria’, mirante a favorire la cattura delle prede sulle quali si gettava l’incantesimo pittorico.
Se la sua teoria fosse esatta non si spiegherebbe però come mai le renne, che rappresentavano un importante fonte di cibo, comparissero raramente nei dipinti preistorici.
Ma qualunque significato avessero per i loro creatori le pitture di Altamira, sono la loro indimenticabile bellezza (da cui fu ispirato Picasso) e la grande antichità che oggi attirano i visitatori. Se si riesce a liberare la mente da congetture e interpretazioni, si capisce perché Maria de Sautuola rimase tanto colpita, quando vide all’improvviso il bisonte che galoppava sopra il suo capo.

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