giovedì 12 aprile 2012

La Farfara Per Combattere Tosse E Bronchite



La farfara è una delle erbe primaverili più precoci i cui fiori giallo luminoso fanno capolino tra le ultime chiazze di neve (spesso già in febbraio e marzo).
Presenta steli molto corti e squamosi ed è spesso mimetizzata nell’erba ancora scura. Le foglie grandi a forma di cuore e grossolanamente dentellate, con una patina biancastra sulla pagina inferiore, si sviluppano solo molto più tardi. La farfara predilige terreno argillosi e cresce per lo più su depositi di detriti, terreni incolti e terrapieni delle ferrovie o su pendii vicino a campi e viottoli in campagna. I fiori (in febbraio/marzo) e le foglie (in maggio/giugno) vengono raccolti quasi esclusivamente allo stato selvatico.
Il nome botanico Tussilago è derivato dal latino tussis=tosse, poiché dai tempi antichi la farfara è stata impiegata per questo disturbo. Gli elementi amari e quelli mucillaginosi agiscono insieme. Questi ultimi attenuano lo stimolo della tosse, coprendo la mucosa infiammata dei bronchi proteggendola.
La farfara nei casi di bronchite cronica o pneumoconiosi riesce pure a scogliere il muco e ne facilita così l’espulsione con la tosse. La farfara è consigliabile anche nell’infiammazione catarrale della cavità orale e laringo-tracheale.

Le foglie ed i fiori di fanfara vengono per lo più mescolati con altre erbe in miscele di tè contro la tosse. Questo è il metodo corretto perché usata da sola, sarebbe forse sovradosata, specialmente se la terapia è prolungata nel tempo. Benché non esista alcun riscontro clinico sugli alcaloidi contenuti nella farfara se ne consiglia un dosaggio moderato. Come sempre anche in questo caso il fattore decisivo è il dosaggio.

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